Artista

Elisabeth Zwick

Ritratto di Elisabeth Zwick sotto i suoi dipinti

Come espositrice ospite in occasione della Giornata Internazionale della Donna 2026 presso BASIS, Silandro.

Associazione Artisti – Elisabeth Zwick

Biografia

Una vita alla ricerca dell’espressione

Elisabeth Zwick è nata in Val Venosta, la valle più occidentale dell’Alto Adige, nel Nord Italia — una regione che da sempre si trova al crocevia di culture, lingue e storie. Il suo percorso artistico è iniziato a Venezia alla fine degli anni ’80. Dopo aver studiato scultura a Lasa, in Val Venosta, e a Berlino, ha seguito il suo desiderio di scoprire l’ignoto.


Il viaggio

Ha imparato il cinese mandarino, la pittura cinese e la calligrafia — scoprendo a Taiwan una nuova dimensione della pittura, costruita su pazienza, rituale e presenza. Ha lavorato attraverso workshop, corsi e innumerevoli esperimenti, cercando sempre ciò che sente come espressione autentica nel momento.

Elisabeth ha viaggiato in Cina come interprete e guida turistica, cercando costantemente nuove forme di espressione e incontrando luoghi e culture diverse.

Ha vissuto in Inghilterra per diversi anni, assorbendo nuove influenze e continuando a sviluppare il proprio linguaggio visivo.

Elisabeth è tornata in Val Venosta, dove ha intrapreso nuovi percorsi come madre, insegnante e arteterapeuta. Oggi la pittura è la sua casa. Su tele di grande formato crea mondi con acrilici e tecniche miste che sono più di semplice colore e superficie.


Pratica

Arteterapia & insegnamento

Accanto alla sua pratica in studio, Elisabeth Zwick lavorava come arteterapeuta — un ruolo che approfondisce la sua pittura. È convinta che il confronto con l’arte ci permetta di reinventarci continuamente, come individui e come società.

Insegna disegno e pittura, portando ai suoi studenti la stessa curiosità e rigore che dedica alle proprie tele.


Nelle sue parole

Dichiarazione artistica

L’arte non è per me un lusso, ma una necessità. Non esiste alcuna crisi nell’arte contemporanea; esiste solo ciò che le persone ne fanno. Il confronto con l’arte ci permette di reinventarci continuamente — come individui e come società. L’arte non appartiene alle torri d’avorio di pochi eletti. Appartiene a chi cerca, a chi interroga, agli inquieti.

Per me, l’arte significa resistenza — non contro qualcosa, ma per un modo diverso di pensare e di vivere. L’arte come atto politico che offre alternative alla logica dominante della performance e del successo. L’arte rende visibile l’invisibile, ciò che altrimenti ci sfuggirebbe, creando spazi in cui la nomade dentro di me esce dai non-luoghi della vita quotidiana e, contemplando l’arte, può essere pienamente presente nel momento della contemplazione.

Il dipinto finito, appeso alla parete nella sua bidimensionalità, è un punto di quiete. Più a lungo lo osservo, più risonanza trova in me; diventa tridimensionale, e il mio sé interiore ne diventa il corpo sonoro. Lo lascio agire su di me e so che deve essere esattamente così com’è e non può essere ulteriormente modificato.

Quando un dipinto è finito, non è più mio. Diventa il corpo sonoro per coloro che si sono messi in cammino nella propria ricerca.

In qualità di arteterapeuta, unisco il mio lavoro artistico a una profonda comprensione del potere trasformativo dell’arte. L’arte è in grado di condensare le emozioni più intense nella loro essenza e di trasmetterle all’esterno, per poterle osservare con maggiore lucidità e distacco. Le forme danno corpo alle nostre emozioni: diventano un rifugio per pensieri e sentimenti che altrimenti ci travolgerebbero.

Io sono l’arte. L’arte come stile di vita. Un continuo mettersi in discussione: cos’è vero, cosa non lo è? Posso credere alle cose – oppure confrontarmi con esse in modo consapevolmente critico? Scelgo la seconda opzione. In questo modo scelgo la libertà che solo l’arte mi concede. Con questa decisione abbandono ogni terreno sicuro e mi avventuro nell’ignoto.

La mia arte vive della lentezza: un contrasto consapevole con il rendimento, l’attività frenetica, il successo e la fretta. È caratterizzata dal dubbio, dal delicato equilibrio tra certezza e incertezza. Qui, nell’incompiuto, nel fragile, nasce spazio per il nuovo. La lentezza come resistenza all’accelerazione, il dubbio come motore creativo. Ispirata dal principio di Karl Popper «Lascia morire l’ipotesi», per me vale: «Sulla tela tutto è possibile». Qui l’esperimento diventa principio, il fallimento un’opportunità. L’arte diventa un atto politico. L’arte come campo di gioco delle ipotesi.

Le mie opere non hanno solo una dimensione visiva, ma anche letteraria. I pensieri e le emozioni che esploro artisticamente trovano spesso un riscontro nei personaggi letterari, sia nella mitologia e nelle fiabe, sia nella letteratura contemporanea, come ad esempio nelle due serie di immagini «The Weird Sisters» e «L’apprendista stregone».

Elisabeth Zwick (maggio 2026)


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